| Educare il lettore competente in biblioteca: scenario possibile? |
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| martedì 22 settembre 2009 | |
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Educare il lettore competente in biblioteca: scenario possibile? di Claudia Camicia*
Nessuno contesta più il decisivo ruolo della lettura nella formazione del bambino e dell’adolescente: senza soffermarsi sull’ennesima serie di dati statistici, ribadiremo il concetto con una frase del Presidente IASL, James Henri: “Il cammino per migliorare l’informazione e la conoscenza dura tutta la vita”. A tale proposito ci sembra opportuno sottolineare la differenza tra informazione e conoscenza: “l’informazione è uno strumento di produzione della conoscenza, ma non è di per sé conoscenza; l’informazione è un bene che può essere scambiato, mentre la conoscenza implica un incontro vitale con la realtà, una comunione con essa. L’informazione è qualcosa di puramente oggettivo, la conoscenza coinvolge il soggetto e lo trasforma.” (D. Domenico Pompili in “Lo sguardo quotidiano”) Tutta la nostra attenzione deve cadere su questa distinzione perché non accada di camuffare un immagazzinamento di dati con il peculiare lavoro critico e personale. Su questo aspetto infatti bisogna tornare a insistere per aiutare i giovani nella formazione culturale a profitto delle loro future scelte professionali, sociali e altre. Insistere con vigore sull’abilità linguistica, su quella interpretativa dei testi, sulla capacità di costruire un’analisi critica adatta a individuare il senso oltre la parola, a usufruire delle fonti per acquisire e conoscere oltre il detto devono essere ancora gli scopi delle nostre progettualità.
La centralità della lettura e la sua relazione nella progettualità delle attività della biblioteca scolastica e nella didattica quotidiana sono state analizzate nel sintetico ma esauriente focus dalla Dott.ssa Luisa Marquardt (docente di biblioteconomia). Alla sua voce si è unita quella della Dott.ssa Donatella Lombello (docente di letteratura per l’infanzia) che ha ricordato ai partecipanti di svolgere tutte le loro azioni impegnandosi a far varcare la soglia della complessità, come indicato dal filosofo e sociologo E. Morin nella sua definizione di “pensiero complesso”: “Si tratta di sostituire un pensiero che separa e che riduce con un pensiero che distingue e che collega. Non si tratta di abbandonare la conoscenza delle parti per la conoscenza delle totalità, nè l’analisi per la sintesi: si deve coniugarle.” “Aula scolastica decifrata” è questa la definizione più appropriata per la biblioteca scolastica che assurge a spazio educativo, essa si contraddistingue per il suo clima di libertà, infatti l’utente non si sente sottoposto ad una valutazione docimologica, alla consegna del prodotto finale concordato o peggio alla verifica della comprensione del testo. Ogni lettore che affluisce alla biblioteca scolastica entra in una comunità di lettura e di dialogo, per una relazione con il libro, il suo contenuto, lo spazio e altri utenti presenti. Si conferma così l’importanza strategica di un luogo accogliente, gestito in maniera polivalente, con personale competente e aggiornato che possa favorire non solo la promozione del piacere della lettura ma anche del piacere della ricerca. “Anche in Italia la biblioteca pubblica è l’ultimo spazio coperto dove non si è costretti a consumare e a spendere per essere considerati ospiti graditi: uno spazio di tolleranza, confronto e libertà di scelte.” Afferma M. Stella Rasetti nel suo accurato excursus sulla biblioteca odierna. (in “La biblioteca trasparente, 2004) Quando il giovane lettore - studente varca la soglia della biblioteca scolastica ritrova l’insegnante. Non dovrebbe più riconoscere il lui/lei la consueta funzione di referente disciplinare, curriculare, didattico bensì avvertire la complessa e gratificante funzione di tutor, di mentore pronto a facilitare, a sondare, a consigliare per un più adeguato utilizzo della struttura e dei materiali depositati. Sarà più semplice e gratificante aprire al confronto tra l’ “io lettore” e l’”io utente”, in cui si abbattono gli schemi e si paragonano i desiderata e l’offerta della biblioteca scolastica ma ancora di più sarà formativo analizzare la soggettività del confronto, vale a dire ciò che le pagine sollecitano nel lettore, il valore aggiunto del proprio dato ermeneutico finalizzato ad una lettura critica, autonoma. La biblioteca scolastica diventa a pieno titolo luogo deputato per incontrare le proprie verità psicologiche, svelare la propria interiorità, formare un lettore critico appassionato. Nell’intensità dei contenuti delle relazioni introduttive non è sfuggito un rimando puntuale alla pratica della rilettura: occasione necessaria per coloro che non hanno le abilità linguistiche che adeguate per una lettura autonoma, momento significativo per un approfondimento metacognitivo, ripetizione di una relazione piacevole e rassicurante con la voce narrante e il libro, ulteriore opportunità per sondare emozioni intime.
Ogni faccia del cubo corrisponde a un aspetto della personalità, sei diversi componenti di una totalità unica. Il libro è una fonte di continue sorprese, una espressione di inesauribile potenzialità formativa, che potranno essere messe in evidenza a rotazione come le facce del dado gettato sul tavoliere da gioco. Petter afferma che l’incontro quotidiano con il testo di narrativa ha dei riflessi sicuramente positivi sullo sviluppo psicologico. In primo luogo si dà avvio ad uno sviluppo dell’attività cognitiva che in modo equilibrato integra la fantasia. A seguire si sviluppano le varie aree del sapere, quali l’apprendimento nell’area linguistica, geografica, storica, scientifica. Due aree particolarmente importanti nella formazione del fanciullo riguardano la sensibilizzazione ai problemi e alle relative soluzioni, nonchè lo sviluppo emotivo. Per entrambe queste aree la lettura di narrativa diventa un passepartout per entrare in empatia con i protagonisti, vivere con atteggiamento ottimistico i problemi e apprezzare le tensioni emotive nate dall’auspicata catarsi: “La fondamentale funzione dei processi proiettivi attraverso i quali il soggetto riesce a collocare fuori di sè impulsi e desideri angoscianti che lo opprimono interiormente...nei bambini agisce come forma di allenamento della fantasia. Colloca il bambino in un mondo “altro” rispetto al tempo e allo spazio, lo lega a logiche nuove, al pensiero divergente” (S. Barsotti in “Le storie usate”, 2006). La catarsi e la soluzione positiva ai problemi presentati accadono già nella fiaba, entrambe si possono rintracciare anche nella narrativa, specialmente d’avventura. Petter cita per il primo genere un testo assai conosciuto, Hansel e Gretel, mentre per il secondo, richiama alla memoria Le avventure di Tom Sawyer, nella categoria della narrativa della memoria, tra tutti spicca Il Diario di Anna Frank. “La lettura,quindi, deve essere innanzitutto strumento di condivisione, discussione, valutazione del proprio posto nel mondo in relazione con gli altri “ (S. Simonelli in “Librovisioni”, 2009) e si trasforma in precipuo strumento trasversale per la conoscenza di sè e del mondo. Lo sviluppo emotivo quindi è una delle facce del cubo ovvero una delle sfaccettature della lettura, una dimensione in cui la lettura può spesso generare delle tensioni emotive legate ai protagonisti, le fa vivere con intensità e veridicità al lettore, lo fa partecipare e condividere le stesse sensazioni e avventure. La memoria di ciò che il protagonista ha vissuto resta un bagaglio depositato nella sala d’aspetto delle emozioni e delle percezioni, pronto a essere aperto quando il viaggio individuale lo richiederà. La lettura di avvenimenti, disavventure, quotidianità o eventi straordinari supplisce ad una semplice funzione cosiddetta “vaccinazione”. Secondo lo psicanalista Bruno Bettelheim la lettura equivale ad una formula protetta, garantita, di conoscere la realtà nelle sue molteplici forme. Il lettore si avvia a riconoscere situazioni già lette e sedimentate e a esplorarle per vivere in prima persona senza sorprese. La “vaccinazione” lo aiuta a rendersi autonomo e consapevole, a gestire senza traumi situazioni simili a quelle esplorate nelle pagine dei libri. Il successivo passaggio investe nello specifico la comprensione di come superare gli ostacoli, come individuare soluzioni favorevoli e eque, come ridimensionare sconforto e forti emozioni. Il personaggio rappresenta un alter ego che il giovane lettore segue con apprensione e con il dovuto distacco garantito dalla pagina scritta e illustrata. L’effetto formativo si evidenzia nella reazione del lettore alle avventure del protagonista: egli sa bilanciare le emozioni, creare/erigere uno schermo tra la finzione e la realtà, rielaborare con spirito critico senza farsi travolgere dalla paura, far decantare le emozioni per una futura rielaborazione. Sicuramente l’intensità di questa fase e i benefici avvertiti nella fase formativa sono più fecondi nella lettura. Affinchè sussistano queste due fasi si ha bisogno di materia prima di alto livello, vale a dire di libri narrati con uno stile fluido e avvincente, connotati da dialoghi ben articolati e personaggi dotati di finezza psicologica, il tutto in un’armoniosa unità creativa. Cosa dire quindi di una lettura che supera l’atteggiamento egocentrico per abbracciare un progetto comune? Ecco un’altra delle facce del cubo da osservare con cura. Il lettore deve abituarsi a capire il pensiero di un altro interlocutore, a superare situazioni, a attivare la capacità di collaborare e costruire rapporti effettivi che aiutino a crescere. L’incontro di regole e valori all’interno di una storia lo sollecitano a mettere in secondo piano le proprie esigenze individualistiche e a ridimensionare le aspettative. Da ultimo nella elaborazione di un’idea di sè sempre più unitaria e organica, il lettore fa tesoro di quelle letture in cui può individuare raffronti con i suoi modelli abituali, conoscere giudizi espliciti e ricavare dei paragoni utili a chiarire un’idea di sè reale e ideale.
La lettura e l'imitazione
Con la relazione dello scrittore inglese Aidan Chambers ci spingiamo nell’analisi del lettore odierno, della sua percezione del libro come strumento obsoleto, della lettura come attività libera. La prima affermazione imposta la sua tesi: come si apprende a leggere? Attraverso la narrazione a voce alta, a cui il bambino è sottoposto fin da piccolissimo. La successiva fase è quella dell’imitazione, ai bambini piace ricopiare, scimmiottare gli adulti. Anche quelli che leggono. Da questi due assunti si gioca la scommessa del piacere della lettura. Se il bambino ha un rapporto continuativo con la narrazione, immagazzina vocaboli ed espressioni che saprà riconoscere al momento in cui passerà alla divertente e intrigante fase dell’imitazione. Dato che il cervello funzione come un computer, saprà riconoscere con la percezione visiva la parola e collegarla al significato immagazzinato facilitando la comprensione del testo. Indagini in questo senso hanno dimostrato che i bambini cui è stato inibito l’accesso alla narrazione, quindi alle parole, rimangono indietro nel riconoscimento delle espressioni lette. Il legame tra l’atto di parlare e l’atto di leggere è strettamente collegato. Nella narrazione non si deve preferire solo il testo di fantasia o comunque con altri personaggi e realtà, si deve includere anche la narrazione dei fatti quotidiani, personali, della propria vita e famiglia. Essi costruiscono un legame profondo e rendono più consapevole il bambino del suo ruolo all’interno della realtà che vive. Nel computer del nostro cervello non possiamo collocare l’immaginazione, che non è uno dei cinque sensi bensì uno strumento, anche il poeta inglese Coleridge si interrogava a tal proposito e la definiva “proprietà magica e sintetica, è un mistero dove si annida e come funzioni”. La concentrazione oggi è scarsa, la sua breve durata è frutto della celerità delle comunicazioni dei nuovi media; la lettura isolata, mentale è l’attività più complessa per il cervello ma si è riscontrato che se i bambini leggono in silenzio in gruppo, ottengono dei risultati migliori sia nella comprensione sia nella velocità, come se si creasse un circuito di energia che stimola i cervelli. In conclusione Chambers, come Petter, suggerisce di far ascoltare un brano, anche breve, di buona letteratura quotidianamente fin dalla più tenera età per facilitare il riconoscimento dei suoni, che equivale ad arricchire il magazzino delle parole con cui il bambino si muoverà nel vasto e affascinante mondo dei libri.
Biblioteca scolastica e Internet
Altri interventi hanno riconosciuto e valorizzato l’efficacia del web nelle modalità di utilizzo della rete bibliotecaria, ne hanno sancito la validità per i prestiti, per le comunicazioni, per la creazione di siti per lettori e professionisti, ciascuno dimensionato sulla base delle esigenze reali e spesso con una propulsione positiva verso l’interscambio e la comunicazione. Per chi ancora dubitasse del ruolo delle biblioteche e della scarsa utilità dei biliotecari, motivando questa opinione con i traguardi delle nuove tecnologie, rispondiamo con l’esperto M. Simon: “La biblioteca non potrà mai essere surclassata da internet perchè essa è luogo di interazione non solo con le risorse informative ma con le altre persone, è un’insostituibile area di gioco ed esplorazione, preziosa zona di studio...soprattutto è un luogo di energia, in cui le persone si caricano a vicenda nel vedersi impegnate nel lavoro creativo” (in “Will the library survive the internet?” 2002) In conclusione il ruolo della biblioteca scolastica e civica resta essenziale per lo sviluppo delle abilità cognitive e metacognitive, per la formazione della propria individualità e per l’inserimento in un contesto interculturale integrato.
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